Per un futuro all’archeologia italiana

Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli

 

Sono passati ormai due anni dall’approvazione della “seconda fase” della riforma Franceschini, e ben quattro dall’avvio dei primi provvedimenti che dettero avvio al riassetto del Ministero, separando le funzioni di tutela da quelle di valorizzazione, con la creazione dei Musei Autonomi e dei Poli Museali Regionali, afferenti ad una nuova Direzione Generale dedicata. Alla luce di quanto verificato nel corso di questi anni è dunque possibile formulare alcune riflessioni sui suoi effetti nell’ambito dell’archeologia che oggi si ritrova senza una rappresentanza istituzionale qualificata e specifica a livello di tutela nell’ambito delle diverse strutture centrali e periferiche del Ministero.

La valutazione non è positiva, soprattutto nell’ambito degli uffici preposti alla tutela, in quanto si registra un depotenziamento della capacità operativa sostanzialmente derivante da:

 

  • Mancanza di un modello organizzativo interno che tenga in debita considerazione le specializzazioni, a partire, nelle Soprintendenze, dall’attribuzione delle pratiche, che attualmente tendono ad essere assegnate, al di là delle competenze, prevalentemente ai funzionari architetti. Questo consegue alla sostanziale interpretazione della riforma come “incorporazione” delle soprintendenze archeologiche e storico artistiche in quelle architettoniche, che hanno quindi continuato ad operare in continuità con i modelli organizzativi precedenti. I problemi di attribuzione della pratica, con conseguenti ritardi o addirittura omissioni nell’attribuzione ai funzionari archeologi, come riconosciuto dalla recente circolare n. 26/2018 della DG ABAP, sono alla base di una minore incisività nella tutela archeologica tanto da registrare una riduzione del numero degli scavi per archeologia preventiva e d’emergenza. Sono necessarie regole certe finalizzate a chiarire riti e procedure amministrative tra competenze diverse.

 

  • La nuova area funzionale Archeologia, che assorbe i compiti delle preesistenti Soprintendenze di settore, si trova quasi ubiquamente priva delle strutture di supporto, sia in termini di sostegno tecnico (Uffici tecnici dedicati) sia relativamente agli aspetti scientifici (biblioteche, laboratori di restauro, fotografici e grafici), senza contare la perdurante emergenza relativa ad archivi e depositi tutti strumenti di lavoro insostituibili per l’ordinario esercizio della tutela archeologica, per la quale la conoscenza e la conservazione dei beni sono indispensabili. Va aperto un confronto per l’utilizzo congiunto delle strutture esistenti, attualmente smembrate tra Poli e Soprintendenze, sul loro eventuale potenziamento o incremento, coscienti che nessun progetto di riorganizzazione può essere attuato a costo zero. Particolarmente delicato il tema degli archivi, per i quali si pone il problema pressante dell’accessibilità (che dovrebbe essere garantita quanto meno in base alle norme che regolano l’archeologia preventiva) e la necessità di difenderne l’unitarietà, garantita dalle norme di primo livello ma messa in discussione dalle recenti disposizioni della DG Archivi. Risulta evidente peraltro che lo squilibrio numerico tra archeologi/storici dell’arte, da un lato, e architetti dall’altro, non consente di adempiere alla forma di tutela “olistica” immaginata e alla base della fase 2 della riforma.

 

  • Un ulteriore aspetto riguarda il destino dei musei archeologici. Con la separazione dei Musei dalle Soprintendenze, i Musei Archeologici Nazionali e le aree archeologiche strutturate hanno perso in molti casi il contatto organico con il territorio e gli scavi. Per quanto oggigiorno molto si parli di musei multiculturali e con una visione di apertura internazionale, non possiamo non considerare come i musei archeologici (Nazionali, ma anche Civici) costituiscano il naturale riferimento espositivo degli scavi condotti nelle città e sui territori nei quali si trovano ad operare e il collegamento dei musei con il loro territorio rientri tra gli obiettivi generali indicati dal Ministero nella gestione dei musei. Attualmente una non chiara definizione dei ruoli, delle competenze e dei processi decisionali e attuativi per e sul territorio rischia di creare un diaframma sempre più netto tra tutela e valorizzazione, la cui ovvia e legittima sovrapposizione in taluni casi è lasciata alla sola iniziativa e “buona volontà” dei funzionari che lavorano nei diversi Istituti, piuttosto che a legittime e codificate procedure interne al Ministero.

Inoltre, il passaggio di alcune aree archeologiche e musei ai Poli Museali e, di contro, il permanere alla competenza delle Soprintendenze di numerosissimi aree e monumenti archeologici sparsi sul territorio, non strutturati in parchi veri e propri e quindi inevitabilmente non destinati a un vero e proprio programma di valorizzazione, ne rende le sorti ancora più incerte anche per la scarsità di risorse per la manutenzione e il restauro , creando inevitabilmente il delinearsi di luoghi di cultura di serie A e B.

Permane la sensazione di una forte contraddizione tra l’intento unificatore della riforma, per meglio rispondere alle esigenze del territorio, e la scelta di separare gli istituti di tutela e valorizzazione. Una capacità di intervento globale può partire solo da una forte connessione tra tutti gli elementi della filiera: conoscenza, ricerca, tutela, conservazione, valorizzazione e gestione.

Si ritiene quindi utile avviare un confronto che porti a tale visione globale e che possa anche prendere in considerazione la riconnessione delle competenze di tutela e valorizzazione per quei musei e aree archeologiche non autonomi ora inseriti in Poli museali estremamente eterogenei.

 

  • Queste oggettive disorganizzazioni hanno, inoltre, incisive e drammatiche ricadute sulla componente professionale privata, sia in forma di libera professione che di impresa, che dalla corretta e diligente gestione di tutela, ricerca e valorizzazione in buona parte dipende e che negli anni ha svolto notevoli investimenti in formazione e tecnologie. Infatti, come anticipato, da un lato la minore incisività nella tutela archeologica registra una riduzione del numero degli scavi per archeologia preventiva e d’emergenza, dall’altro i musei di serie B non ricevendo adeguate, o per nulla, sovvenzioni, sono costretti a ridurre, nei casi fortunati, o cancellare del tutto attività di ricerca, promozione e valorizzazione adeguate, campi in cui la componente professionale privata ha ampiamente apportato negli anni il proprio contributo.

 

  • La recente pubblicazione del D.M. 154/2017 sulla qualificazione degli operatori economici abilitati ad eseguire i lavori sui BBCC tutelati, ha portato nuovamente in evidenza il grave ed ormai annoso problema della mancata pubblicazione del regolamento attuativo della legge 110/2014 riguardante, fra gli altri, il profilo professionale e formativo degli archeologi e la tenuta del relativo elenco presso il MiBACT. Preso atto dell’ampia consultazione effettuata al riguardo dal MiBACT e durata più di due anni, con la partecipazione di tutte le associazioni di categoria, di impresa e delle consulte universitarie, si chiede, vista l’urgenza di dare una regolamentazione al settore, che venga emanato il relativo Decreto, il cui iter amministrativo è ormai concluso ed essendo intervenuta anche l’approvazione del MIUR. La pubblicazione del decreto garantirebbe chiarezza sugli inquadramenti professionali del personale operante nel settore e risolverebbe molte conflittualità che attualmente si registrano sempre più frequentemente sia nelle attività ordinarie che negli appalti pubblici.

 

Le Associazioni:

 

API – Archeologi Pubblico Impiego MiBACT

ARCHEOIMPRESE

ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale

CIA – Confederazione Italiana Archeologi

CNA coordinamento archeologi

CNAP – Confederazione nazionale Archeologi Professionisti;

FAP – Federazione Archeologi Professionisti;

Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali

LEGACOOP produzione e servizi

 

Bonisoli 2

 

Annunci

Concorsi pasquali

API MiBACT condivide il dissenso manifestato da altre associazioni di categoria per la pubblicazione, a ridosso delle festività pasquali e con un governo dimissionario, del bando per la stabilizzazione di liberi professionisti, assunti come collaboratori nella Segreteria Tecnica di Progettazione del Grande Progetto Pompei (GPP), attraverso una procedura basata solo su titoli e colloquio, senza passare attraverso un concorso pubblico, e per figure professionali (archeologi ed architetti) già previste nel concorso appena espletato.

Nel caso in cui una struttura MiBACT sia dotata di specifica autonomia finanziaria sancita dalla legge e abbia la necessità di rafforzare una propria struttura, come una segreteria tecnica, può anche procedere con assunzioni, ma che siano a tempo determinato e per specifici progetti in corso, ma che non prefigurino diritti a scapito di coloro che hanno regolarmente sostenuto un regolare concorso e attendono l’ assunzione nella posizione di idonei.

API MiBACT, nel ribadire i contenuti della propria nota sul tema del 18/12/2017 in merito agli “Emendamenti natalizi”, ribadisce la propria contrarietà alla procedura, ritenendo che non si possano legittimamente usare soluzioni diverse di assunzione per profili come quello di funzionario dello Stato. Nelle pubbliche amministrazioni si accede solo per concorso pubblico aperto a tutti e sulla base della valutazione delle competenze e dei titoli, non per cooptazione e nemmeno utilizzando modalità che sanno di favoritismo personale.

cropped-cropped-visitare-pompei-22.jpg

Elenchi e professioni – L’intervento di API all’incontro del 16 febbraio

Il 16 Febbraio Assotecnici si è fatta promotrice di un incontro dal titolo “Elenchi e Professioni”, tenutosi a Roma, presso Palazzo Massimo, e che ha visto vari interventi di associazioni professionali e di imprese del settore archeologico.

L’evento ha costituito un importante momento di condivisione delle problematiche che affliggono la nostra categoria, e ha consentito di fare il punto sulla questione dei profili professionali, che attendono ancora di essere normati da un DM che ancora attende di essere emanato.

Qui di seguito l’intervento del nostro presidente, Italo Muntoni:

API-MiBACT ha accolto con piacere l’invito per questa occasione d’incontro sul tema degli “Elenchi e Professioni”, promosso da Assotecnici, che rappresenta una occasione di dialogo fra diverse associazioni del mondo archeologico e delle diverse professioni dei beni culturali, nel solco della lettera aperta che l’Associazione ha inviato nel marzo 2017 ai professionisti, alle imprese e alle società di archeologi.

API-MiBACT ritiene che l’approvazione della L. 110/2014, che introduce anche l’art. 9bis nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sia una tappa fondamentale in quanto riconosce la centralità del tema delle competenze, atteso che “gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi… sono affidati alla responsabilità e all’attuazione, secondo le rispettive competenze” (art. 9bis) delle diverse figure professionali. Ci si augura infatti che tale questione possa trovare piena attuazione anche all’interno del Ministero, soprattutto in relazione alla necessità che la responsabilità e l’attuazione degli interventi operativi di tutela, protezione, conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni archeologici siano affidate al personale tecnico-scientifico specialistico per il settore disciplinare, ponendo un argine alla deriva “olistica” che il MiBACT ha assunto dopo la riforma, in cui sempre più spesso la direzione di musei, parchi, cantieri, lavori strettamente archeologici viene affidata a figure professionali diverse dagli archeologi e non in possesso delle adeguate competenze.

API-MiBACT esprime al contempo il proprio apprezzamento per il metodo utilizzato nel lavoro svolto dalla Direzione generale Educazione e Ricerca per la definizione dei requisiti di conoscenza, abilità e competenza per la figura professionale degli operatori beni culturali – nel caso specifico, degli archeologi – che, come suggerito dall’art. 2 della legge stessa, ha previsto il coinvolgimento dei diversi soggetti interessati, tra cui le associazioni di categoria. Ovviamente si resta in attesa di conoscere i risultati di questo lavoro, arricchito dai contributi di tutti i soggetti coinvolti, auspicando che possa essere trovata una sintesi alta tra le diverse esigenze e richieste manifestate. Dispiace che un simile coinvolgimento della componente tecnico-scientifica del MiBACT non si sia invece verificato, nonostante le rinnovate richieste di incontro e di dialogo formulate anche da API-MiBACT in rappresentanza dei propri iscritti, nella fase particolarmente complessa che la radicale riorganizzazione della struttura centrale e periferica del Ministero ha inevitabilmente comportato.

API-MIBACT esprime la propria profonda preoccupazione per il fatto che, ad oltre un anno dalla conclusione della consultazione avviata dalla DG-ER, il regolamento della L. 110/2014 non abbia ancora trovato una definitiva formalizzazione. Oltre a vanificare l’efficacia della legge sui professionisti, ciò comporta la mancanza di un coordinamento con le altre normative di settore, a partire dal DM 154/2017 relativo al “Regolamento concernente gli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004”, che contiene indicazioni significativamente diverse in ordine al profilo dell’archeologo:

  • L’art. 13 del DM 154 specifica infatti al comma 3, tra i requisiti di qualificazione dei direttori tecnici delle imprese per lavori relativi alla categoria OS25, il possesso dei titoli di cui all’art. 25, c. 2 del Codice degli Appalti, al momento l’unica definizione dell’archeologo rinvenibile nella normativa, cui si aggiunge al comma 4 il requisito di almeno due anni di esperienza nel settore dei lavori sui beni culturali.
  • Solo all’art. 22 del medesimo DM 154, in merito alla Progettazione, direzione lavori e attività accessorie, si precisa che questepossono essere espletate anche da un soggetto con qualifica di restauratore di beni culturali ai sensi della vigente normativa, ovvero, secondo la tipologia dei lavori, da altri professionisti di cui all’articolo 9 -bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In ambedue i casi sono richiesti un’esperienza almeno quinquennale e il possesso di specifiche competenze coerenti con l’intervento”, richiamando in maniera esplicita elenchi e profili oggetto della presente iniziativa.
  • Definizione forse ancora più generica si rinviene invece all’art. 25, in merito al collaudo di dei lavori riguardanti i Beni Culturali dove si precisa, al comma 4 che “Per il collaudo dei beni relativi alla categoria OS 25 l’organo di collaudo comprende anche un archeologo in possesso di specifica esperienza e capacità professionale coerenti con l’intervento nonché un restauratore entrambi con esperienza almeno quinquennale in possesso di specifiche competenze coerenti con l’intervento”.

In conclusione, API-MiBACT ritiene indispensabile che si giunga al più presto alla pubblicazione del regolamento, che potrebbe finalmente assicurare:

  • la valorizzazione delle competenze di carattere tecnico-scientifico, come già anticipato, intese come summa di formazione, esperienze ed abilità;
  • la definizione del carattere strettamente professionale del lavoro dell’archeologo, rimasto finora privo di una precisa regolamentazione, che non solo darà finalmente dignità a chi opera nel campo, ma sgombrerà anche il campo dalle attività dilettantistiche che mettono a rischio la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico;
  • l’istituzione di elenchi nazionali, informati a criteri certi e principi di pubblicità e trasparenza, a cui potranno attingere tanto gli uffici ministeriali quanto le stazioni appaltanti e i committenti per conferire gli incarichi relativi agli interventi operativi di tutela, protezione, conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni culturali, che auspicabilmente ridurrà i margini di discrezionalità e, talvolta, di arbitrarietà delle scelte.

Al tempo stesso, si osserva che la definizione dei requisiti professionali e degli elenchi costituisce soltanto il primo, importante passo di un processo che, per dirsi pienamente compiuto, dovrà garantire:

  • l’efficacia e la piena operatività degli elenchi (diversamente da quanto accaduto negli anni passati per gli elenchi previsti dalla legge sull’archeologia preventiva);
  • l’effettiva rispondenza del livello delle figure professionali impiegate (Archeologo di I, II, III fascia) al grado di complessità dell’attività da svolgere, soprattutto nei lavori a committenza privata;
  • il raggiungimento nelle tariffe professionali di un compenso equo e coerente alla definizione di diversi livelli di competenza, presupposto indispensabile per superare da un lato l’attuale deregulation del mercato e garantire dall’altro elevati standards qualitativi nella conduzione dei cantieri archeologici e nella redazione della documentazione di scavo.

Palazzo massimo 2

La politica e il Museo. Solidarietà a Christian Greco

Apprendiamo con profondo sconcerto le pesanti minacce delle quali il dott. Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino è stato fatto oggetto in queste ore da parte di alti dirigenti di un partito politico.

La nostra Associazione, fin dalla sua fondazione, si è battuta e si batte per difendere la libertà della cultura e la terzietà di quanti si occupano di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Esprimiamo dunque al direttore Greco tutta la solidarietà di API – MiBACT. Riteniamo inaccettabile che una forza politica possa condurre un attacco così aperto e grossolano contro chi, come il dott. Greco, esercita un ruolo che DEVE essere libero da pressioni e da ingerenze che nulla hanno a che fare con le sue mansioni scientifiche e tecniche.

Fermo restando che il direttore del Museo Egizio è nominato dalla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino e non dal Governo, il vile attacco da lui subito è l’indice di una deriva che coinvolge l’intero ambito dei beni culturali in Italia: soprintendenti assunti con contratti di tipo privatistico e direttori di musei autonomi nominati direttamente da Ministro dei Beni Culturali rischiano di essere sempre maggiormente legati al potere politico e ai mutamenti di governo, e di conseguenza sempre meno liberi di esercitare pienamente i ruoli di gestione e controllo che sarebbero chiamati a ricoprire.

Museo_Egizio_di_Torino-631_o

La Scuola del Patrimonio: un Patrimonio di tutti, una Scuola per pochi

A due anni dalla sua istituzione, nel dicembre del 2015, la Scuola dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo ha pubblicato l’8 gennaio scorso il primo, atteso Bando di selezione allievi per l’ammissione al 1° ciclo del corso denominato “Scuola del Patrimonio”.
Come evidenziato dal bando, la “Scuola del Patrimonio” è un corso di perfezionamento di durata biennale, che si colloca nella “fase formativa di passaggio tra la conclusione degli studi di livello post-lauream e l’ingresso nel mondo del lavoro in ambito sia pubblico che privato” e ha l’obiettivo precipuo di “formare gli allievi alle funzioni direttive e dirigenziali in materia di patrimonio e attività culturali e turismo, ai fini del
collocamento nel settore pubblico o privato in ambito nazionale e internazionale”. Il percorso di formazione – avanzato, multidisciplinare e di livello internazionale – prevede nel primo anno la frequenza di un modulo comune (1.050 ore di lezione) e, a scelta, di uno tra i sei moduli specialistici (215 ore di lezione), e nel secondo anno uno o due periodi di “internship” da svolgersi presso soggetti pubblici o privati operanti nei
settori del patrimonio culturale o del turismo.
Pur apprezzando il tentativo di offrire un inedito percorso di alta formazione in materia di tutela e gestione del patrimonio culturale e il fatto che la frequenza alla Scuola sia gratuita, l’associazione degli Archeologi del Pubblico Impiego – MiBACT non può che unirsi al coro di quanti, nelle ultime settimane, hanno messo in evidenza le forti contraddizioni tra i contenuti del bando e quella che, nelle parole pronunciate dal Ministro, Franceschini nel 2015 doveva essere la missione istituzionale della Scuola (“Una scuola di specializzazione, quindi alla conclusione del percorso formativo […] che avrà una parte di formazione interna per soprintendenti, direttori dei musei e professionisti della cultura, e una parte internazionale in cui potremo offrire nei rapporti bilaterali la possibilità di venire […] a completare il proprio percorso formativo in Italia: archeologi, storici dell’arte, restauratori”, fonte http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito- MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1966592022.html). Delle tre affermazioni del Ministro, almeno due sono state completamente disattese dal bando:
1) Non si tratta di una scuola di specializzazione, alternativa a quelle già esistenti presso le principali università italiane, bensì di una scuola di perfezionamento successiva al conseguimento del titolo post-lauream (specializzazione e/o dottorato), che dilata a 9-10 anni il percorso formativo nel campo dei beni culturali.
2) La scuola non è, evidentemente, rivolta né ai funzionari né ai dirigenti del MiBACT, così come non è rivolta a buona parte dei professionisti della cultura, perché la maggior parte di loro difetta del principale requisito d’accesso, avere un’età inferiore ai quarant’anni. La gran parte dei funzionari, anche quelli assunti nell’ultimo e nel penultimo concorso, banditi nel 2008 e nel 2016, ha infatti passato almeno 10 anni a formarsi (tra laurea quadriennale o triennale+magistrale, specializzazione e/o dottorato) presso le Università italiana che erano all’avanguardia nella formazione in materie archeologiche.
La quantità delle ore di lezione previste nel primo anno e l’impegno richiesto dall’internship – traducibile, in modo molto meno accattivante ma più aderente alla realtà, come “tirocinio a titolo gratuito” – rende inoltre la frequenza della Scuola del Patrimonio assolutamente inconciliabile con l’esercizio di una qualsiasi attività professionale e del tutto incompatibile con il ruolo dei dipendenti MiBACT. Ciò appare tanto più discriminatorio in quanto è lecito immaginare che l’aver frequentato la Scuola del Patrimonio determinerà la maturazione di un punteggio nei futuri concorsi per funzionari e/o dirigenti.
Nell’esprimere il profondo sconcerto nei confronti di una Scuola del Patrimonio che nasce elitaria e di un bando palesemente discriminatorio, l’associazione degli Archeologi del Pubblico Impiego – MiBACT non può inoltre esimersi dal manifestare la propria delusione per l’ennesima occasione mancata, quella di costruire percorsi formativi che mettano il personale interno al Ministero nelle condizioni di affrontare i profondi cambiamenti giuridici, amministrativi e gestionali che negli ultimi anni hanno riguardato la materia della tutela e della valorizzazione dei beni culturali.
L’Associazione degli Archeologi del Pubblico Impiego chiede quindi:
– un generale e profondo ripensamento sulla natura, le finalità e gli obiettivi della Scuola dei Beni e  delle Attività Culturali e del Turismo;
– l’equiparazione della Scuola del Patrimonio alle scuole di specializzazione di livello post-lauream, accessibili con la laurea specialistica o la laurea vecchio ordinamento;
– l’assicurazione che il titolo rilasciato dalla Scuola del Patrimonio non costituisca non solo un requisito d’accesso, ma neppure titolo preferenziale nei futuri concorsi per accedere alle qualifiche di Funzionario e/o di Dirigente MiBACT, ma sia in tutto e per tutto equiparato al titolo rilasciato dalle scuole di specializzazione universitarie o al dottorato di ricerca;
– l’attivazione di corsi di perfezionamento privi di qualsiasi requisito d’accesso legato all’età e strutturati in modo tale da garantire la compatibilità con l’esercizio dell’attività lavorativa e/o professionale;
– l’attivazione di percorsi formativi specifici e continui per le tutte le professionalità interne al MiBACT e non soltanto per chi comincia ad operarvi (v. corso programmato per i funzionari neoassunti, fonte http://scuolapatrimonio.beniculturali.it/?page_id=11) e, in particolare:
– l’ampliamento delle opportunità formative per il personale tecnico del MiBACT con l’attivazione di master executive (quindi organizzati in tempi compatibili con il lavoro d’ufficio) riconosciuti ad hoc su temi oggi cruciali come il flusso di lavoro nelle Soprintendenze ABAP, il nuovo Codice degli Appalti e il correlato Regolamento per i lavori riguardanti i beni culturali (DM 154/2017), eventualmente intervenendo nel caso sulle quote di permessi di 150 h che sono talmente ristretti (3% del personale di un ufficio) da limitare fortemente la possibilità di accedere a percorsi formativi per tutti quelli che lo vorrebbero.
Con l’auspicio che la Scuola dei Beni Culturali e delle Attività Culturali del Turismo possa diventare davvero un’occasione per tutti e non soltanto per pochi.
colosseo

Profili ex L. 110/2014: lettera delle Associazioni Professionali al Ministro dei Beni Culturali

 

All’On. Ministro dei Beni Culturalilogo api def 2

Dott. Dario Franceschini

ministro.segreteria@beniculturali.it

 

Alla c.a. del Capo di Gabinetto del Ministro

dott.ssa Tiziana Coccoluto

gabinetto@beniculturali.it

 

 

La recente pubblicazione del D.M. 154/2017 sulla qualificazione degli operatori economici abilitati ad eseguire i lavori sui BBCC tutelati, ha portato nuovamente in evidenza il grave ed ormai annoso problema della mancata pubblicazione del regolamento attuativo della legge 110/2014 riguardante, fra gli altri, il profilo professionale e formativo degli archeologi e la tenuta del relativo elenco presso il MiBACT.

Preso atto dell’ampia consultazione effettuata al riguardo dal MiBACT  in questa materia con il coinvolgimento delle associazioni di categoria e del corposo lavoro di revisione normativa e tecnica svolto sino ad ora dagli esperti del Ministero, le associazioni sottoscritte chiedono che venga al più presto completato l’iter amministrativo del Regolamento e, vista l’urgenza di dare una regolamentazione al settore, che venga emanato il relativo Decreto.

L’approvazione garantirebbe chiarezza sugli inquadramenti professionali del personale operante nel settore e risolverebbe molte conflittualità che attualmente si registrano sempre più frequentemente sia nelle attività ordinarie che negli appalti pubblici.

In particolare in questo ultimo settore, come accennato sopra, la recente revisione del Codice degli appalti rende assolutamente necessaria l’emanazione del decreto della legge 110 per garantire a migliaia di operatori del Beni Culturali di lavorare a pieno titolo nei cantieri su beni culturali pubblici e privati contribuendo fattivamente alle attività di tutela e salvaguardia del Patrimonio.

 

Le Associazioni:

ANA – Associazione Nazionale Archeologi; ANAI – Associazione Nazionale Archivistica; Direttivo ANASTAR – Associazione Nazionale Storici dell’Arte; ANPIA – Associazione Nazionale Professionale Italiana di Antropologia; API – Archeologi Pubblico Impiego MiBACT; ARCHEOIMPRESE; ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale; CIA – Confederazione Italiana Archeologi; CNA – Confederazione Nazionale Artigianato e P.M.I.; CNAP – Confederazione nazionale Archeologi Professionisti; FAP – Federazione Archeologi Professionisti; Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali; LEGACOOP produzione e servizi

 

 

 

 

Emendamenti natalizi

Dicembre, si sa, è un mese particolarmente importante per la politica italiana. Tempo di bilanci sul lavoro svolto, ma anche e soprattutto momento di elaborazione della Legge di Stabilità (quella che un tempo si chiamava “la Finanziaria”). È questo lo strumento con il quale si dettano le linee di indirizzo del bilancio dello Stato per l’anno successivo, ed è attraverso di esso che già in passato abbiamo visto arrivare, attraverso emendamenti nascosti tra le pieghe del testo, provvedimenti anche esiziali per il mondo dei Beni Culturali. Come dimenticare il via libera alla riorganizzazione per Decreto Ministeriale del MiBACT, possibile proprio grazie ad un emendamento presentato all’ultimo minuto alla fine del 2015?

Oggi con lo stesso metodo si tenta ancora una volta il colpaccio.

Grazie all’emendamento 4768/VII/1.3 infatti viene proposta

apposita selezione per titoli e colloquio finalizzata all’inquadramento […] delle unità di personale di cui all’articolo 2, comma 5, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, nella legge 29 luglio 2014, n. 106. Alla selezione di cui al precedente periodo possono partecipare le unità di personale che siano state reclutate a seguito di procedura selettiva pubblica e che, entro la suddetta data del 31 marzo 2018, abbiano prestato servizio per almeno trentasei mesi presso la Segreteria tecnica di progettazione di cui al medesimo articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 83 del 2014, conv. legge n. 106 del 2014.

Nei fatti si sta parlando di una stabilizzazione di tutti quegli archeologi, architetti, ingegneri, assunti come collaboratori nella Segreteria Tecnica di Progettazione del Grande Progetto Pompei (GPP) attraverso una procedura basata solo su titoli e colloquio, senza passare attraverso il concorso pubblico. Per di più una operazione che è resa possibile da una sottrazione dai fondi della dotazione annua per i Musei “nel limite massimo di 500 mila euro annui a decorrere dall’anno 2018”.

Gioverà ricordare rapidamente che la Segreteria Tecnica di cui si parla è stata istituita a partire dal marzo 2015, nel rispetto di quanto previsto dalla legge 106/2014, art. 2, comma 5, “Per accelerare la progettazione degli interventi previsti nell’ambito del Grande Progetto Pompei, al fine di rispettare la scadenza del programma”. Ciò, peraltro, accade in un momento in cui la progettazione è quasi tutta conclusa, a tal punto che la Segreteria si troverà in massima parte a supportare i funzionari della allora Soprintendenza speciale (attualmente Parco archeologico) nella Direzione dei lavori già in essere.

Oggi, quando il Grande Progetto Pompei è nei fatti pressoché concluso, e con un’altra procedura concorsuale a livello nazionale già espletata, con assunzioni in corso ed una graduatoria di idonei valida alla quale attingere in caso di carenze di organico, il tentativo di stabilizzazione dei membri della Segreteria Tecnica appare inutile, inattuale e lesivo dei diritti di colleghi che un concorso l’hanno superato.

Quanto accade è tuttavia sintomatico della deriva subita dall’amministrazione dei Beni Culturali, e più in generale dell’intera Cosa Pubblica in Italia. In nome del principio della semplificazione delle procedure amministrative, si provvede alla creazione di norme speciali che erodono e limitano le leggi che regolerebbero i requisiti di accesso nei ranghi della Pubblica Amministrazione. Aprendo nei fatti la strada ad una gestione delle assunzioni che potremmo definire privatistica, ma che rischia di diventare, nei fatti, clientelare, come già si verifica in parte attraverso le procedure di selezione di personale a tempo determinato che lo Stato effettua attraverso la Società Ales.

 

Chiediamo dunque che l’emendamento venga immediatamente ritirato, e che si apra contestualmente una riflessione più ampia sulla gestione dei Beni Culturali in Italia. Perché a fronte di carenze di organico fortissime per alcune figure fondamentali, come gli assistenti tecnici o il personale amministrativo, non si prediliga la logica di stabilizzazioni che sanno più di favore personale che di effettivo vantaggio per l’Amministrazione.

 

 

Roma, 18.12.2017

Archeologi Pubblico Impiego (API) – MiBACT

il Presidente, dott. Italo M. MuntoniPOMPEI