28 GENNAIO 2016: MANIFESTAZIONE DEGLI ARCHEOLOGI ITALIANI CONTRO LA RIFORMA DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO

Il 28 Gennaio di fronte alla sede del MiBACT in via del Collegio Romano ha avuto luogo la più partecipata e vibrante manifestazione che gli archeologi italiani abbiano finora messo in campo per difendere il diritto cosituzionalmente garantito dall’articolo 9 alla tutela del patrimonio culturale della Nazione, organizzata dagli Archeologi del Pubblico Impiego – Comparto MiBACT (A.P.I. MiBACT) e dall’associazione dei tecnici ministeriali (Assotecnici), in collaborazione con il sindacato FLP BAC. A protestare contro il dissennato decreto di riforma del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, le cui criticità abbiamo più volte messo in luce, erano in piazza con noi anche l’Associazione Nazionale Archeologi e la Confederazione Italiana Archeologi, espressione dei liberi professionisti, e figure di spicco e rilievo del mondo scientifico, professori come Cinzia Vismara e Fausto Zevi, Accademico dei Lincei, ed ex dirigenti del MIBACT, come, Gabriele Baldelli, Maretta Fugazzola, Elena Lattanzi ed Anna Zevi Gallina. Il Capo di Gabinetto del Ministro, Prof.  Giampaolo D’Andrea, ha ricevuto una delegazione composta da Alessandro Asta e Filippo Demma – coordinatori nazionali A.P.I. – Andrea Camilli Vice-Presidente di Assotecnici e Rinaldo Satolli, Segretario Nazionale di FLP BAC.

Il Capo di Gabinetto ci ha immediatamente informati  che il Ministro non è disponibile a prendere in considerazione l’eventualità di un ritiro del decreto né a discutere l’impianto della riforma, che ritiene coerente con il programma di ristrutturazione della Pubblica Amministrazione portato avanti dal Governo. La discussione sul merito dei punti più critici del provvedimento è invece stata derubricata a questione di dettaglio applicativo. La discussione ha però registrato anche una serie di convergenze. In particolare, all’obiezione da noi avanzata sull’impossibilità di fare fronte alle enormi spese che il previsto moltiplicarsi delle sedi sul territorio inevitabilmente comporterà, la parte politica ci informa che saranno previsti fondi aggiuntivi per far fronte alle necessità organizzative, confermando quanto da noi sempre sostenuto, che la riforma non potrà essere “a costo zero”, come finora detto.

Stabilito questo, è stato fatto sottolineato che la presenza effettiva dell’Istituzione sul territorio, già nell’attuale articolazione degli Uffici, risente di carenze croniche che ne impediscono l’efficacia,  il Capo di Gabinetto ha concordato sull’opportunità di valutare il reperimento di risorse ulteriori rispetto a quelle esistenti, che vadano a finanziare i capitoli relativi alla strumentazione informatica, alle missioni del personale, agli automezzi di servizio, tutti essenziali per le attività di tutela, già quasi paralizzate dalla scarsità di fondi.

Nonostante queste sostanziali aperture, abbiamo ritenuto di dover confermare la nostra assoluta contrarietà ai principi ispiratori della riforma Franceschini, di ribadire il nostro timore che essa ottenga come risultato, oltre ad un’ingiustificata spesa per le casse dello Stato, soprattutto l’effettiva paralisi delle attività di tutela del Patrimonio Culturale in generale ed Archeologico in particolare. Abbiamo inoltre sottolineato come i tempi fulminei ed i modi assolutamente sbrigativi con cui essa è stata imposta hanno di fatto escluso dal confronto i tecnici del Ministero, che concretamente operano per la Tutela del Patrimonio, ed in particolare gli Archeologi, la cui professionalità è stata già ampiamente mortificata dalle scelte della cosiddetta fase uno della riforma stessa, che ci ha visto esclusi dalla guida di importanti Soprintendenze e Musei Archeologici, nonché dalla titolarità della stessa Direzione Generale Archeologia, di fatto commissariandoci.

Il prof. D’Andrea ha infine concordato sull’opportunità di evitare ogni possibile rischio di indebolimento delle attività di tutela, ed ha recepito la nostra istanza di maggior considerazione del ruolo tecnico degli archeologi, ed in particolare dei Funzionari, all’interno del Ministero, assicurandoci da un lato la possibilità di incontrare a breve direttamente l’on Franceschini, e valutando dall’altro l’opportunità di aprire di un tavolo di confronto bilaterale con la delegazione.

L’A.P.I. MiBACT ringrazia quanti, tecnici e semplici cittadini, sono intervenuti alla manifestazione e tutti quelli che stanno sostenendo la lotta.

Inviatiamo a firmare la petizione che potete trovare a questo indirizzo: https://www.change.org/p/dario-franceschini-salviamo-l-archeologia-italiana-save-the-italian-archaeology

 

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Il mondo accademico si mobilita a difesa dell’archeologia italiana

Gli studiosi europei e stranieri riuniti in Roma nella sede del Reale Istituto d’Olanda in occasione del convegno internazionale “The State of the Samnites / Lo Stato dei Sanniti” (28-30 gennaio 2016) esprimono grave preoccupazione per le sorti dell’archeologia a seguito dei provvedimenti governativi intesi ad abolire gli uffici dello Stato italiano con competenza specifica ed esclusiva sulla cura unitaria dei monumenti antichi, delle collezioni pubbliche di antichità e del patrimonio archeologico ancora inesplorato. Verrebbero così disattesi modelli amministrativi e forme di cultura giuridica che hanno ispirato l’ordinamento delle antichità in molte parti del mondo. Questo indiscusso e plurisecolare primato rischia di perdersi persino a Roma, che ha avuto come prefetti alle antichità Raffaello, per “lo haver cura che quello poco che resta di questa antica madre della gloria et nome Italiano … non sia extirpato in tutto”, e Johann Joachim Winckelmann, il fondatore dell’archeologia moderna.

Motion approved by the Conference on January 29th, 2016.

FONTE:

http://www.bianchibandinelli.it/2016/01/29/il-mondo-accademico-si-mobilita-a-difesa-dellarcheologia-italiana/

Manifestazione Nazionale – Giovedì 28 Gennaio 2016

Dopo 110 anni di esistenza l’ultima riforma ministeriale smantella le Soprintendenze Archeologiche. Con un colpo di mano effettuato in mezzo all’assordante silenzio di molti organi di stampa, in assenza di un qualsivoglia confronto tecnico con le strutture interne del Ministero stesso, viene di fatto disarticolata l’organizzazione della tutela archeologica, frammentando i presidi territoriali e disperdendo le competenze tecnico-scientifiche. Azioni che oltretutto sembrano configurarsi tutt’altro che a costo zero per lo Stato. Contemporaneamente, niente è stato fatto per recepire nell’Ordinamento Giuridico italiano le indicazioni contenute nella Convenzione Europea per la Salvaguardia del Patrimonio Archeologico, pure da tempo ratificata dal Governo in carica.

Al di là delle dichiarazioni di intenti, l’azione dell’esecutivo rischia di causare lo smantellamento del sistema della tutela del patrimonio archeologico italiano.

I beni archeologici italiani sono Patrimonio dell’Umanità! Per far sentire la nostra voce al Ministro Franceschini, perché fermi il Decreto di riforma e apra un confronto serio con tutte le realtà pubbliche e private che operano sul territorio nell’ambito della tutela archeologica gli archeologi dell’A.P.I. – MiBACT  daranno luogo, in collaborazione con Assotecnici; FPL BAC e UIL BAC, a un sit-in IL 28 GENNAIO 2016  ALLE ORE 11.00 IN VIA DEL COLLEGIO ROMANO a ROMA e hanno già chiesto al Ministro Franceschini di ricevere una delegazione dei partecipanti.

In quell’occasione proveremo a portare all’attenzione del Ministro i temi ed i problemi già evidenziati nei nostri comunicati dei giorni scorsi (consultabili su https://apimibact.wordpress.com)

Auspichiamo la massima partecipazione.

Alessandro Asta

Filippo Demma

Francesco Sirano

Coordinamento Nazionale

SAVE ITALIAN ARCHAEOLOGY

Il Ministero dei Beni Culturali sta riformando radicalmente il sistema della tutela in Italia. Dopo 110 anni di esistenza vengono smantellate le Soprintendenze Archeologiche. La riforma è stata progettata in tempi estremamente rapidi, senza nessun confronto neanche con le strutture interne del Ministero stesso. Se sommata all’apparente scomparsa delle norme sull’Archeologia Preventiva dal nuovo Codice degli Appalti (in contrasto con la Convenzione Europea de La Valletta, la cui ratifica appare al momento un’operazione di facciata) essa porterebbe di fatto allo smantellamento della tutela del patrimonio archeologico italiano.

Consapevoli comunque della necessità di semplificare e ottimizzare il sistema della tutela, invitiamo il Ministro a ritirare la proposta di decreto e ad aprire un confronto con i tecnici del settore coinvolgendo anche la comunità scientifica internazionale. I beni archeologici italiani sono Patrimonio dell’Umanità.

PER FIRMARE LA PETIZIONE, CLICCA QUI: https://www.change.org/p/dario-franceschini-salviamo-l-archeologia-italiana-save-the-italian-archaeology?recruiter=472651306&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

SAVE THE ARCHAEOLOGICAL HERITAGE OF ITALY!

The Italian Ministery of Cultural Heritage is undertaking a radical reform of the legal system which protects the archeological monuments. After 110 years of activity the Archaeological Heritage Offices are being cancelled. The reform has been designed very quickly, without any debate inside the the Ministery itself. Furthermore, it seems that the rules concerning rescue archaeology are going to be eliminated from the new code of the public contracts (in opposition to the European Valletta Convention). All this would destroy the preservation system of the italian archaeological heritage.

Aware of the need to enhance the saveguarding system we invite the Ministery to withdraw proposed decree and to open a discussion with the experts in the field by involving also the international scientific community.

The archaeological heritage of Italy is world heritage!

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RETTET DAS ARCHÄOLOGISCHE KULTURERBE ITALIENS!

Das italienische Ministerium für Kulturgüter verfolgt eine radikale Reform des archäologischen Denkmalschutzes. 110 Jahre nach ihrer Gründung sollen die Archäologischen Denkmalämter abgeschafft werden. Die Reform ist innerhalb kürzester Zeit, ohne jegliche Debatte innerhalb des Ministeriums, geplant worden. Zudem gibt es konkrete Hinweise dafür, dass die Bestimmungen zur präventiven Archäologie aus dem neuen Gesetzeskodex der öffentlichen Aufträge gelöscht werden sollen (im Widerspruch zum europäischen Übereinkommen von La Valletta). All dies würde unweigerlich zur Abschaffung der Schutzmaßnahmen für die archäologischen Kulturgüter Italiens führen.

Angesichts der Notwendigkeit, das System des archäologischen Denkmalschutzes zu verbessern, appellieren wir an den Minister den Gesetzesentwurf zurückzuziehen und eine Diskussion mit den Experten der Denkmalpflege in die Wege zu leiten, bei dem auch die internationale Fachwelt involviert werden soll.

Das archäologischen Erbe Italiens ist Weltkulturerbe!

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SAUVONS L’ARCHEOLOGIE EN ITALIE!

Le Ministère Italien de la Culture est en train de réformer de manière radicale les démarches destinées à la sauvegarde des sites et des vestiges en Italie. Bientôt et après 110 ans depuis leur création, les Surintendances Archéologiques fermeront leurs portes.
Cette réforme a été conçue dans un très bref délai et sans aucune concertation au sein du ministère lui-même.
Conjointement avec la possible disparition de l’Archéologie Préventive dans la nouvelle procédure des appels d’offres, cette initiative pourrait causer le démantèlement de la protection du patrimoine archéologique italien.
Bien conscients de la nécessité d’améliorer les anciens procédés, nous invitons Monsieur le Ministre, à retirer sa proposition de décret et à dialoguer avec des spécialistes du domaine, en impliquant la communauté scientifique internationale. Le patrimoine archéologique italien reste un patrimoine de l’humanité.

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SALVEMOS LA ARQUEOLOGÍA ITALIANA

El Ministerio del Patrimonio Cultural está reformando radicalmente el sistema de la tutela del mismo en Italia.  Tras 110 años de existencia serán desmanteladas  las Superintendencias Arqueológicas. La reforma ha sido proyectada de forma extremadamente veloz y sin ningún tipo de diálogo con las estructuras internas del mismo Ministerio.  La simultánea probable desaparición de la normativa sobre la Arqueología Preventiva del nuevo código de licitación de obras arriesga desmantelar el sistema de la tutela del patrimonio arqueológico italiano.

Conscientes de la necesidad de mejorar el sistema de la tutela del Patrimonio, invitamos al Ministro a retirar la propuesta de decreto y de abrir una mesa de diálogo con los técnicos del sector incluyendo en ella miembros de la comunidad científica internacional. Los bienes arqueológicos italianos son Patrimonio de la Humanidad.

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Contro-riforma: comunicato sull’ennesima ristrutturazione del MiBACT

L’associazione degli Archeologi del Pubblico Impiego – comparto MiBACT (API-MiBACT), in relazione alle comunicazioni del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, on. Dario Franceschini, e allo schema di Decreto Ministeriale di riforma dell’organizzazione del Ministero, denuncia quanto segue.

Lo stato attuale di sofferenza degli uffici che operano direttamente sul Patrimonio (Soprintendenze, Poli Museali, Segretariati Regionali), dovuto alla riforma già in atto con il DPCM 171/2014, e caratterizzato anche da numerose difficoltà relative all’attuale carenza di personale, alle attività di divisione e trasferimento patrimoniale, alla frammentazione delle competenze e degli incarichi, che gli uffici che operano sul territorio stanno affrontando in totale solitudine, con enormi sforzi e sacrificio dei dipendenti, impedisce di gestire con efficacia l’ulteriore lacerante riforma che arriva a meno di un anno dalla precedente e con questa, tra l’altro, in palese contraddizione.

Queste problematiche, non tenute in alcuna considerazione da parte del Ministro e del Governo, nonostante gli appelli fatti nel corso del 2015, incidono sulle attività istituzionali penalizzando nei fatti il compito e l’operatività degli uffici stessi, in particolare nel settore dell’Archeologia. Gli sforzi quotidiani dei dipendenti, al servizio dei cittadini e di tutti gli utenti esterni, rischiano di essere completamente vanificati.

Le motivazioni con le quali nasce questo nuovo Decreto Ministeriale appaiono peraltro infondate: si stravolge nuovamente l’assetto del Ministero per venire incontro a problematiche paradossalmente innescate proprio dalle recenti scelte dello stesso Governo in materia di silenzio-assenso ed in materia di riorganizzazione della P.A. (v. Legge Madia). Peraltro, come anche in occasione del DPCM 171/2014, si intende lasciare agli uffici sul territorio l’onere e i disagi di trasferimenti e accorpamenti di risorse umane e strumentali (magazzini, archivi, sedi centrali, nuclei, etc) senza indicazioni definite. Si profila pertanto un ulteriore e lunghissimo periodo in cui le poche forze in campo, pagate con i soldi della comunità, saranno impiegate sostanzialmente nella riorganizzazione logistica e procedurale, nelle mere operazioni burocratiche che si innescano con il cambiamento degli uffici, a scapito dell’efficacia, efficienza ed economicità dei Servizi ai Cittadini e della Tutela.

Una Tutela che gli Archeologi dello Stato dovrebbero esplicare piuttosto prendendosi cura del territorio, dei monumenti e dei reperti, in quanto braccio operativo e organo tecnico-scientifico di ricerca che per legge svolge quella “adeguata attività conoscitiva” preliminare ad ogni forma di tutela amministrativa, conservazione, fruizione e valorizzazione. Si propone oggi di erigere a responsabile di procedimenti di scavo e conservazione del patrimonio archeologico dirigenti che avranno meno competenze tecnico-scientifiche specifiche sia dei funzionari che andranno a dirigere sia dei professionisti esterni a cui daranno i pareri.

La qualità del lavoro nel settore della tutela archeologica, senza la guida di dirigenti con competenze specialistiche, senza depositi, senza laboratori, senza archivi, senza biblioteche, non potrà che andare incontro ad uno scadimento e ad una burocratizzazione generalizzati. Ciò che viene presentato come potenziamento della salvaguardia del patrimonio archeologico all’interno delle Soprintendenze Uniche rischia di essere solo uno “specchietto per allodole” e nasconde l’enorme confusione di competenze e frammentazione di funzioni che dovranno essere affrontate da tecnici umiliati nella loro professionalità, privi di mezzi e di autorevole rappresentatività. La prima, ovvia conseguenza di tutto ciò verrà ad essere l’allungamento di tutte le procedure di controllo tecnico ed amministrativo, creando ritardi e disagio a cittadini ed imprese.

L’omogeneità dell’azione di tutela e ricerca sugli ambiti regionali, finora garantita dalle Soprintendenze Archeologia, verrà di fatto cancellata a tutto detrimento della conoscenza e della operatività dello Stato sul patrimonio archeologico presente capillarmente sul territorio.

Stupisce ancora una volta la completa assenza di un dibattito interno con il coinvolgimento dei tecnici; un settore delicatissimo, reputato dai più un paziente perennemente in coma, viene sottoposto a ripetuti interventi chirurgici effettuati non da specialisti di medicina, come invece dovrebbe essere. Il continuo svilimento del personale tecnico-scientifico e la mancanza di conoscenze approfondite dei meccanismi propri degli uffici che materialmente curano i beni culturali sul territorio provocano dunque un ulteriore e –si teme- definitivo naufragio delle poche energie rimaste in campo.

Infine, pare anche il caso di sottolineare che nella bozza di riforma del Codice degli Appalti sembrano scomparsi gli articoli che finora hanno normato la c.d. “archeologia preventiva”. Se queste norme venissero davvero cassate dal nuovo Codice, si potrebbe pensare che il Paese intero voglia retrocedere dalla Tutela nelle sue forme più avanzate, con palese tradimento dei principi sanciti dall’articolo 9 della Carta Costituzionale.

In qualità di cittadini e di servitori dello Stato chiediamo urgentemente al Ministro Franceschini un incontro al fine di verificare quale sia la sua disponibilità ad affrontare le nostre osservazioni per valutare le conseguenze negative di questa pericolosa e inefficace riforma e al fine di trovare soluzioni condivise.

 

Alessandro Asta

Filippo Demma

Francesco Sirano

Coordinamento Nazionale

A.P.I. MiBACT

ARCHEOLOGIA E DEGRADO CULTURALE: I FATTI DI MONT’E PRAMA. Solidarietà agli Archeologi Sardi e APPELLO AL MINISTRO

La costituenda associazione dei Funzionari Archeologi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo – A.P.I-MiBACT- esprime la più totale solidarietà al collega, dott. Alessandro Usai, al Soprintendente dott. Marco Minoja, ed a tutti i colleghi della Soprintendenza Archeologia della Sardegna, oggetto in queste stesse ore di un barbaro attacco mediatico da parte dell’on. Mauro Pili, già Presidente Regionale, e delle minacce di una masnada di violenti sobillati dalle dichiarazioni dello stesso Pili.
L’assoluta correttezza delle metodologie di intervento impiegate in ogni occasione dai colleghi nell’importante scavo di Mont’e Prama è da tempo sotto gli occhi di tutto il mondo scientifico, che da anni ne apprezza gli importanti risultati: una vera e propria pietra miliare nella ricostruzione della più antica storia del bacino del Mediterraneo, come non può non riconoscere chiunque abbia una conoscenza anche solo basilare dell’Archeologia stessa e dei suoi metodi di indagine.
Fa sorridere notare come l’attacco ai metodi di scavo della Soprintendenza provenga dall’esponente di una classe politica che, in altre occasioni, è la prima a lamentarsi dell’esasperante lentezza degli scavi archeologici, che non fa altro che disseminare decreti, leggi e leggine di trabocchetti per recidere di soppiatto i vincoli sui beni culturali introducendo norme che ne attenuano la Tutela anche in provvedimenti che parlano di tutt’altro, pur di non sottoporsi al serio esame dell’opinione pubblica.
Ci piacerebbe poi sapere quanti dei “cittadini” che oggi inveiscono contro i metodi a loro detta sbrigativi degli Archeologi dello Stato, si lamentino per gli stessi motivi quando invece i controlli vengono eseguiti sui terreni delle loro case in costruzione o precedano la realizzazione di infrastrutture di loro uso quotidiano. In quei casi la Storia, si sa, passa certamente in secondo piano, la Tutela diviene un inciampo, la scavatrice meccanica un comodo alleato.
Facciamo invece sommessamente notare che si tratta della stessa, medesima Storia: la loro Storia.
L’accaduto non può però non apparirci anche come il frutto più velenoso di un atteggiamento di marginalizzazione e di emarginazione che gli archeologi del MiBACT purtroppo sperimentano sulla propria pelle da un po’ di tempo a questa parte.
Escludere gli archeologi dalla direzione di importanti musei archeologici, dalla responsabilità della più importante Soprintendenza Archeologia d’Italia, quella di Roma “Colosseo” e della stessa Direzione Archeologia del Ministero – della quale si paventa addirittura la soppressione-; deprimere la tutela archeologica e svilirla passandone la responsabilità alle Prefetture, vuol dire non soltanto ridurre a quello di passacarte il ruolo dell’archeologo all’interno del Ministero, ma anche autorizzare indirettamente la sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti del personale preposto alla tutela archeologica, esponendolo – come in questo caso – perfino a minacce e rischi personali.
Gli Archeologi del Mibact chiedono dunque al Ministro, On. Franceschini di fare chiarezza ed intervenire, di prendere una posizione netta e chiara in favore del Suo personale, di difendere e tutelare il ruolo dell’Archeologo dello Stato, che agisce quotidianamente e concretamente, spesso a costo di sacrifici personali, in favore della salvaguardia dei beni culturali, della creazione della cultura e della consapevolezza e, in definitiva, in difesa della Bellezza.

Alessandro Asta

Filippo Demma

Francesco Sirano

Coordinamento Nazionale API – MiBACT