Un tavolo tecnico senza tecnici

On.le Sig. Ministro,
API – MiBACT, associazione dei funzionari archeologi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, manifesta forte contrarietà nei confronti dei contenuti del DM 286 del 10 giugno 2016, riguardante la costituzione del gruppo di lavoro per elaborare i provvedimenti attuativi del nuovo Codice degli Appalti (DLgs 18 aprile 2016, n. 50).
Apprendiamo infatti con sconcerto che tra i nominativi dei componenti del tavolo tecnico non figurano rappresentanti dei funzionari nei ruoli tecnico-scientifici del Ministero. Senza ovviamente sminuire il contributo che le ottime personalità scientifiche coinvolte potranno fornire, tuttavia non possiamo che sottolineare come la delicatezza della materia e il forte impatto che i decreti avranno nella prassi quotidiana della tutela avrebbero consigliato una più ampia scelta degli esperti da coinvolgere e avrebbero richiesto la
presenza di rappresentanti dei funzionari che giornalmente, con grande spirito di sacrificio e senso del dovere, si trovano ad applicare e a rendere operative le norme in materia di archeologia preventiva e, più in generale, di contratti pubblici nel settore Beni Culturali.
Così è stato, ad esempio, nel caso di un precedente tavolo tecnico istituito dall’allora Direzione Generale alle Antichità, composto quasi esclusivamente da funzionari rappresentativi di diverse aree geografiche. Proprio perché fortemente legato alla pratica concreta della tutela, il prodotto di quel lavoro (la circolare 10/2012) ha rappresentato per qualche anno uno strumento operativo utile per orientare e uniformare la prassi quotidiana degli Uffici e, pur nei limiti imposti dalla natura del provvedimento, suggeriva già possibili strade per pervenire ad una semplificazione dell’iter procedurale imposto dalla legge.
Temiamo, infatti, che un dibattito tecnico che non contempli il contributo di tutti gli attori coinvolti nella tutela archeologica rischi di produrre strumenti non perfettamente consoni alle esigenze operative di chi si trova a declinare concretamente l’esercizio della tutela.
Ancora una volta, in pochi mesi, constatiamo con delusione che il vertice politico-amministrativo del MiBACT rifiuta di instaurare un confronto con il proprio personale, nonostante più volte, e da più parti, sia stata mostrata disponibilità ad offrire la più ampia collaborazione nell’affrontare i tanti, difficili temi che riguardano la tutela dei beni archeologici del Paese.
Non possiamo che essere rattristati da questa ennesima chiusura che arriva in un momento già difficilissimo per gli uffici periferici del Ministero, con l’avvio estremamente complesso e in assenza di direttive operative centrali, che vede il fortissimo rischio di comprimere i saperi tecnici e di azzerare le specificità scientifiche in nome di una pesante burocratizzazione del ruolo dei funzionari.

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Attacco agli archeologi, attacco al lavoro

Dopo l’assurdo attacco sferrato da Libero contro gli archeologi pugliesi, incolpati dal giornale addirittura di essere gli artefici del disastro ferroviario di Corato, condividiamo il bell’articolo comparso sul Manifesto di ieri: anche noi siamo convinti che le parole improvvide di Giordano siano il riflesso di una posizione ormai diffusa nel paese, che vede nella tutela un inutile ostacolo nella rinnovata corsa alla cementificazione e alla speculazione.

Mai come oggi la difesa del patrimonio deve passare anche dalla difesa dei diritti dei lavoratori del settore.

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Comunicato congiunto sull’articolo di Libero

UN VERGOGNOSO ESEMPIO DI SCIACALLAGGIO GIORNALISTICO

 

Nell’edizione odierna di ‘Libero’, in prima pagina con il titolo a quattro colonne ‘Tutta colpa degli archeologi. La tragedia del treno causata da tre ciotole’, il direttore Mario Giordano attribuisce assurdamente agli archeologi la responsabilità della drammatica tragedia in Puglia. Si tratta di una vergognosa speculazione che peraltro falsa la realtà e cerca di ridurre semplicisticamente il complesso intreccio di responsabilità, sulle quali la Magistratura ha avviato un’indagine, nella quale abbiamo piena fiducia.

Il collega archeologo responsabile della VIArch-Valutazione di Impatto Archeologico, che viene indicato sul giornale e quasi trattato come un ‘mostro’, ha semplicemente fatto quello che normalmente si fa in tutti i progetti per opere pubbliche: ha segnalato la presenza di un sito di interesse archeologico. Sono queste le pratiche dell’archeologia preventiva, adottate in tutti i paesi civili, da anni vigenti nel nostro Paese e recentemente riviste nel nuovo Codice degli Appalti. Sono procedure che non bloccano i lavori ma che anzi li facilitano, rendendo compatibili la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio culturale e la realizzazione di importanti opere pubbliche. Nello specifico i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Bari Nord non erano ancora andati in appalto e non certo per la segnalazione di un sito archeologico.

Siamo in presenza, quindi, di un pessimo esempio di sciacallaggio giornalistico con un attacco violento e vergognoso contro una categoria di lavoratori che opera tra mille difficoltà per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale comune, speculando sul dolore delle famiglie e di tutti gli Italiani.

Le associazioni degli Archeologi Italiani, nell’affermare la funzione sociale dell’archeologia e rifuggendo da qualsiasi tentazione di chiusura corporativa, esprimono solidarietà agli archeologi professionisti e ai colleghi delle Soprintendenze della Puglia, oggetto di questo inqualificabile attacco, partecipa con profondo affetto al dolore delle famiglie delle vittime e delle comunità pugliesi, e annunciano una denuncia per diffamazione contro quel giornale, i cui ricavati saranno devoluti all’associazione delle vittime del drammatico incidente ferroviario.

 

API-Archeologi del Pubblico Impiego-MiBACT, Associazione delle imprese di archeologia (Archeoimprese), Associazione Nazionale Archeologi (ANA), Associazione Nazionale Cooperative di Produzione e Lavoro (ANCPL Legacoop), Assotecnici, Confassociazioni Beni e Professioni Culturali, Confederazione Italiana Archeologi (CIA), Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP), Archeologi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Consulta universitaria di Archeologia del Mondo Classico, Consulta universitaria di Archeologia Post-Classica, Consulta universitaria di Preistoria e Protostoria, Consulta universitaria di Topografia, Coordinamento Archeologi CNA, Federazione Archeologi Professionisti (FAP), Federazione Archeologi Subacquei (FAS), FINCO Cultura, “Mi riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali”, Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI).