L’ICA che vorremmo…

Nel dibattito sull’Istituto Centrale di Archeologia, annunciato dal Ministro in un’intervista sul quotidiano
“La Repubblica”, non è stato finora fornito alcun elemento utile per capire motivazioni e obiettivi di questo
nuovo corpo interno al Ministero, né le specificità che si ritiene debba assumere rispetto ai compiti di tipo
archeologico assorbiti -dopo la soppressione della Direzione Generale Archeologia- dalla nuova Direzione
Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. È completamente mancata, del resto, la consultazione della
componente tecnico-scientifica interna allo stesso Ministero.
Sebbene ancora non siano chiare funzioni e compiti del nuovo istituto, A.P.I. – MiBACT ritiene che il nuovo
Istituto debba elaborare linee guida e indirizzi metodologici nell’ambito archeologico e auspica il pieno
coinvolgimento dei funzionari archeologi in forza nelle varie regioni, portatori non solo di esigenze e
problematiche delle diverse realtà territoriali, ma anche del complesso di esperienze scientifiche e pratiche
maturate nel corso degli anni all’interno degli istituti periferici.
Riteniamo quindi che l’I.C.A. si possa occupare di:
1) Elaborazione di criteri generali per:
– definizione di standard omogenei di elaborazione della documentazione di scavo, compresa quella grafica e
fotografica;
– regolamentazione della proprietà scientifica e intellettuale dei dati di scavo, che contribuisca a tutelare i
diritti intellettuali di chi raccoglie ed elabora tale documentazione scientifica, oltre che quelli della direzione
scientifica;
– elaborazione di procedure unitarie per banche dati e GIS da utilizzare per le valutazioni di rischio
archeologico nella pianificazione territoriale.
2) Sostegno per l’adeguamento informatico degli uffici MiBACT, consistente in:
– supporto alle quotidiane attività di informatizzazione e digitalizzazione degli archivi pregressi, anche
attraverso l’elaborazione di linee-guida per l’applicazione del Codice dell’Amministrazione Digitale;
– sostegno di progetti tuttora esistenti in ambito ministeriale (ad es. sistemi informativi RAPTOR e SITAR),
nati in seno alle Soprintendenze Archeologiche;
– sostegno all’avvio della digitalizzazione degli archivi pregressi nelle regioni dove questa azione non sia
stata ancora avviata.
3) Elaborazione di protocolli e supporto organizzativo per le attività archeologiche subacquee condotte
su tutto il territorio nazionale e sulle acque di competenza, attraverso:
– coordinamento e completamento del progetto Archeomar;
– elaborazione di proposte progettuali per la regolamentazione del settore, per le attività di tutela e di ricerca,
per la formazione degli archeologi subacquei;
– coordinamento con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Uffici Circondariali Marittimi per la
collaborazione continua ai fini della tutela.
4) Attivazione di servizi e laboratori centrali per le Scienze archeologiche (geoarcheologia, archeometria,
bioarcheologie, ecc.), a supporto delle attività delle strutture periferiche del tutto prive di personale e di
risorse, in grado di ottemperare a tale fondamentale componente dell’attività di scavo archeologico.
5) Divulgazione su scala nazionale e internazionale degli esiti, almeno preliminari, degli scavi e delle
ricerche condotte in Italia dal Ministero, tramite, ad esempio, la ripresa della pubblicazione dei Fasti-online.
Essa permette infatti di fornire in tempi rapidi e con costi estremamente ridotti, in attesa di edizioni più
estensive, i primi dati utili al progredire della ricerca scientifica, nonché di divulgare informazioni su temi di
ricerca del Ministero, contribuendo all’attività di valorizzazione del patrimonio tutelato.

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